La Torre Pendente é uno degli edifici più celebri al mondo e la sua fama sovrasta di gran lunga quella delle altre costruzioni della Piazza dei Miracoli: la Cattedrale, uno dei massimi esempi della architettura romanica italiana, il Battistero e il cimitero monumentale.
I lavori per la costruzione della Torre ebbero inizio nel 1173, e si protrassero per quasi due secoli a causa delle guerre che coinvolsero la città, ma proseguirono nella piena fedeltà del progetto originario, il cui autore non é noto con certezza. In passato si pensava che la pendenza della Torre fosse parte intenzionale del progetto, ma in realtà il campanile fu ideato diritto, iniziando ad inclinarsi già durante la realizzazione. Fino dal 1173 si cerco' di contrastarne l'inclinazione con speciali accorgimenti costruttivi; in seguito, a più riprese, furono sostituite colonne ed altre parti lesionate; infine, oggi si sta agendo sul sottosuolo con lo scopo di ridurne significativamente la pendenza.
Oltre ai problemi statici, la Torre é sottoposta ad una serie di sollecitazioni chimiche e fisiche che hanno messo a dura prova la sopravvivenza dei marmi del rivestimento: dalla presenza di sali nei pori del materiale, ancora più marcata che in altre città a causa della vicinanza di Pisa al mare, ai noti effetti dell'inquinamento (croste nere), senza tralasciare i danni arrecati dalla naturale esposizione agli agenti atmosferici.
Quindi, con il passare del tempo, i capitelli finemente scolpiti in marmo bianco di Carrara avevano perso gran parte del modellato e il materiale sopravvissuto si presentava con un aspetto pulvirulento ed incoerente.
Per il restauro é intervenuta la Colorobbia con un prodotto consolidante a base di nanosilice in solvente acquoso, PARNASOS ZARGUN.
All'interno della linea PARNASOS ZARGUN sono disponibili diverse tipologie di prodotti a base di nanosilice: viste le peculiarità di ogni intervento di restauro, la Colorobbia ha la possibilità di mettere a punto soluzioni specifiche che si possano adattare al meglio ad ogni situazione conservativa, studiate di volta in volta per ogni distinta esigenza.
PARNASOS ZARGUN é stato applicato ai capitelli del loggiato del primo ordine della Torre di Pisa per immersione: in corrispondenza di ogni capitello è stata creata una vasca, sigillata con del silicone e riempita con il nostro prodotto. La nanosilice muovendosi all'interno dei pori del materiale, riesce a penetrare dappertutto. Le nanoparticelle riempiono così in poco tempo tutte le cavità, innescando un meccanismo molto simile alla diagenesi delle rocce (il lungo processo geologico per mezzo del quale i sedimenti sciolti si trasformano in dura roccia).
Come previsto, si é constatato subito un notevole aumento della coesione del marmo. Gli ottimi risultati ottenuti hanno portato alla scelta del medesimo prodotto anche per il consolidamento dei capitelli del loggiato dell'ordine superiore.
Un altro tipo di problema, risolto anche grazie ai prodotti studiati dalla Colorobbia, si trovava nella cella campanaria: qui, nell'intradosso di un arco posto sotto pendenza, si potevano osservare delle antiestetiche rigature scure dovute all'incanalamento dell'acqua piovana lungo direttrici preferenziali sulla superficie della pietra.
Dopo un'attenta pulitura del marmo, é stato applicato a pennello un prodotto a base di biossido di titanio nanoparticellare della linea PARNASOS PHOTO; questo protettivo, assolutamente incolore e disperso in solvente acquoso, presenta una duplice attività :
- rende la superficie super-idrofilica, impedendo quindi la formazione di gocce e lasciando di conseguenza scivolare via l'acqua e tutti i composti eventualmente nocivi in essa disciolti;
- se esposto alla luce si fotoattiva, ovvero genera radicali capaci di distruggere le sostanze organiche, quali possono essere eventuali inquinanti dannosi per la pietra.
Grazie alla collaborazione con il CeRiCol, i lavori di restauro della Torre di Pisa sono stati condotti nel segno dello sviluppo tecnologico e con l'impiego dei materiali più innovativi: è inoltre da sottolineare come i prodotti utilizzati siano quanto meno nocivi possibile per gli operatore e per l'ambiente.
Aldo Piombino